Bilancio di sostenibilità, in Italia è obbligatorio


All’inizio del 2017 l'Italia ha recepito le direttive europee in merito alla rendicontazione di carattere non finanziario. Con il D.Lgs. 254/2016 diventa quindi obbligatoria la realizzazione del Bilancio di Sostenibilità.

Il 25 gennaio 2017 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 254 dal titolo «Attuazione della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, recante modifica alla Direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni», approvato il 30 dicembre 2016 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2017.

Il Decreto introduce l’obbligo di redigere una dichiarazione di carattere non finanziario (relativa agli aspetti ambientali e sociali) riferito agli enti di interesse pubblico: banche, imprese assicurative, ecc. (per elenco elenco completo vedi Decreto Legislativo 27 gennaio 2010 n. 39).

L'obbligo riguarda quelle imprese, di cui sopra, che abbiano avuto durante l'esercizio finanziario un numero di dipendenti superiore a 500 e, alla data di chiusura del bilancio, soddisfino almeno uno dei seguenti criteri:

  • Totale dell'attivo dello stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro;
  • Totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiore a 40 milioni di euro.

 

Questi enti devono, quindi, redigere una dichiarazione che contenga informazioni riguardo:

  • l'utilizzo di risorse energetiche, distinguendo fra quelle prodotte da fonti rinnovabili e non rinnovabili, e l'impiego di risorse idriche;
  • le emissioni di gas ad effetto serra e le emissioni inquinanti in atmosfera;
  • l'impatto sull'ambiente nonché sulla salute e la sicurezza, associato ai fattori di rischio ambientale e sanitario;
  • aspetti sociali e attinenti alla gestione del personale, incluse le azioni poste in essere per garantire la parità di genere, le misure volte ad attuare le convenzioni di organizzazioni internazionali e sovranazionali in materia, e le modalità con cui è realizzato il dialogo con le parti sociali;
  • rispetto dei diritti umani, le misure adottate per prevenirne le violazioni, nonché le azioni poste in essere per impedire atteggiamenti ed azioni comunque discriminatori;
  • lotta contro la corruzione sia attiva sia passiva, con indicazione degli strumenti a tal fine adottati.

 

Tali informazioni devono essere fornite descrivendo il modello di gestione aziendale, le politiche praticate dall'impresa, i risultati conseguiti tramite di esse ed i principali rischi che derivano dalle attività dell'azienda. Nel caso in cui l’ente non pratichi politiche in merito ad uno di questi ambiti dovrà fornire le motivazioni di questa scelta all’interno della relazione.

Nella stesura della relazione è necessario specificare quale standard di rendicontazione è stato adottato, attualmente il riferimento più utilizzato è lo Standard GRI; nel caso in cui si faccia ricorso ad una metodologia di rendicontazione autonoma è necessario fornirne una descrizione, oltre alle motivazioni per questo tipo di scelta.

Il Decreto Legislativo prevede una sanzione amministrativa pecuniaria che può andare da 20.000 a 100.000 euro agli amministratori dell'ente di interesse pubblico che omettono di depositare la dichiarazione di carattere non finanziario. Inoltre, nel caso in cui la dichiarazione contenga informazioni false (o ne ometta delle altre) si applica una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 50.000 e 150.000 euro.

Per quanto riguarda la comunicazione della dichiarazione, questa può sia essere contenuta nella relazione sulla gestione (costituendone una specifica sezione) sia essere redatta in una relazione distinta. 

 

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